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L'INPS NON BASTA

La pensione è uno di quegli argomenti che riesce a dividere nettamente le generazioni. Per i nostri nonni rappresentava un traguardo, quasi una liberazione dopo una vita di lavoro. Per noi millennial, per la Gen Z, me compreso e per chi verrà dopo, è molto più simile a un incubo. E no, non è allarmismo, è pura e semplice realtà.



Viene sempre percepita come un problema lontano, qualcosa da affrontare “più avanti”, quando si sarà anziani o comunque vicini all’età del ritiro dal lavoro. Il classico tema da rimandare, da infilare nel cassetto delle cose scomode. Peccato che la pensione funzioni all’esatto opposto: più la rimandi, più diventa difficile da gestire.



Il futuro pensionistico si costruisce molto prima di quanto siamo portati a pensare. Inizia nel momento in cui arriva la prima busta paga, quando magari i soldi sono pochi e le priorità sembrano altre. Proprio lì, in quel momento, si gettano le basi. Perché il tempo, ancora una volta, è la variabile decisiva. Più ne hai, meno sforzo serve. Meno ne hai, più il peso diventa insostenibile.


Ogni anno di attesa non è neutro. Non è un “ci penserò dopo” innocuo. È un anno in meno in cui il tempo potrebbe lavorare a tuo favore. È un anno che ti costringerà, più avanti, a mettere da parte di più, a rinunciare di più, a correre di più. E correre, quando si parla di pensione, non è mai una buona idea.

E allora la domanda arriva spontanea, ed è quella giusta da porsi ora, non tra vent’anni: perché, Nicolò, la pensione è un problema così grande?


Partiamo con una statistica che già da sola fornisce non pochi campanelli d’allarme.


Secondo l’OCSE, il tasso di sostituzione, cioè il rapporto tra gli ultimi stipendi percepiti e il reddito che otterremo in pensione, oggi è al 70,6%

Tradotto in soldoni: uno stipendio di 2.000 euro lordi diventa in pensione circa 1.400 euro lordi. Una domanda, ci basteranno per vivere? La risposta, purtroppo, non è scontata. Per qualcuno può essere sufficiente, per altri che già faticano a far quadrare i conti, diventa chiaramente inadeguata.


E il peggio deve ancora arrivare.


Le stime per il 2050 parlano chiaro: il tasso di sostituzione potrebbe scendere al 44% per i lavoratori dipendenti, e addirittura ancora di più per gli autonomi. Tradotto in cifre concrete: quegli stessi 2.000 euro lordi potrebbero trasformarsi in meno di 900 euro lordi di pensione. Sì, hai letto bene. E anche se sei il campione mondiale del risparmio e del frugalismo, con quella cifra non ci si vive più come prima, neanche lontanamente.


Il punto non è spaventarsi, ma capire che il problema non è domani, è oggi. Ogni anno che passa senza un piano previdenziale efficace aumenta la distanza tra il reddito che desideriamo avere e quello che probabilmente otterremo. Rinviare significa dover fare sacrifici maggiori più avanti, quando il tempo a disposizione per recuperare si accorcia, e le possibilità di scelta si riducono.


In pratica, aspettare che “qualcuno o qualcosa” risolva la situazione non è un’opzione. Il futuro della nostra pensione dipende in gran parte da noi, dalle decisioni che prendiamo adesso, dai piccoli passi che iniziamo a fare già dai primi stipendi.




Perciò, l’integrazione pensionistica non è più solo una possibilità, diventerà praticamente obbligatoria se vogliamo avere un futuro dignitoso.



Anche l’ordinamento italiano è di questa idea. Dal 2026, con la nuova manovra di bilancio, i neoassunti entreranno automaticamente in un fondo pensione negoziale tramite il cosiddetto “tacito consenso”. Tradotto: se non fai nulla, vieni iscritto comunque. Avrai poi 60 giorni dall’assunzione per scegliere un’alternativa diversa, se preferisci.


Il governo ha aumentato gli incentivi fiscali, portando la soglia dei contributi deducibili da 5.164,57 euro (i vecchi 10 milioni di lire… e sì, un po’ di nostalgia viene) a 5.300 euro. Una mossa studiata per stimolare la voglia di iscriversi a un fondo pensione e costruirsi un’integrazione previdenziale sufficiente a vivere con un minimo di dignità quando si smetterà di lavorare.


Non è solo questione di futuro: il vantaggio è doppio. Da un lato riduciamo il gap previdenziale, cioè il divario tra ciò che riceveremo e ciò di cui avremo bisogno. Dall’altro otteniamo un beneficio immediato, grazie alla deducibilità fiscale: il denaro che decidiamo di destinare al fondo pensione ci restituisce qualcosa subito, sotto forma di minori tasse da pagare.


In pratica, non stiamo parlando solo di risparmio previdenziale, ma di un modo intelligente di far lavorare il denaro oggi e domani.



La scelta del fondo pensione, le tipologie, i comparti e tutte le informazioni necessarie per una scelta pensionistica davvero consapevole le vedremo in articoli dedicati, perché il tema è troppo vasto per poter essere compreso in un solo pezzo. Oggi era importante portarsi a casa la questione principale: capire perché fin da subito è fondamentale pensare alla pensione e a come ridurre il gap previdenziale il più possibile.


Lunedì prossimo entreremo nel vivo degli investimenti, scoprendo una delle leggi più importanti per noi piccoli risparmiatori. Vedremo perché la diversificazione è così cruciale e come funziona realmente, senza fronzoli né formule impossibili.


Buon appetito e… ci vediamo lunedì prossimo!